UN'ESPERIENZA DI UTILIZZO DEL COMPUTER CON UN BAMBINO ATASSICO
Dott. Elisa Morocutti - insegnante di sostegno ,psicopedagogista
Scuola elementare "28 maggio" - Brescia XVII Circolo
Questo esempio di utilizzo del computer ci proviene da un'esperienza, tuttora in corso, che si sta svolgendo in una scuola elementare di Brescia.
Come evidenziato in questo convegno, le applicazioni in campo didattico sono ormai una realtà da tener presente e le scuole cercano con tutti i mezzi di tenersi informate ed al passo con i tempi, anche se a volte bisogna far conto sull'iniziativa personale dei singoli insegnanti. Già da qualche tempo noi insegnanti della classe terza elementare avevamo notato che un alunno, A., mostrava segni di affaticamento e distrazione e spesso non riusciva a portare a termine il lavoro proposto in classe. Interpellata la famiglia rispondeva riportando la diagnosi del pediatra il quale sosteneva che si trattasse solo di immaturità di sviluppo. Poichè però la situazione andava peggiorando giorno dopo giorno, alla famiglia di A. fu consigliato di rivolgersi ad un neurologo. Dopo una prima visita il bambino fu subito indirizzato al reparto di Neuropsichiatria Infantile dell'ospedale Civile della città e ricoverato per una serie di accertamenti. I medici, dopo numerosi test, diagnosticarono ad A. un'atassia spinocerebellare ingravescente condizionante, impaccio motorio globale, con importante deficit della coordinazione, della programmazione motoria e delle prassie fini. L'atassia è un disordine motorio nel quale i movimenti sono compiuti con energia pressochè normale ma risultano mal regolati nella loro misura, direzione e successione dei diversi momenti (Guareschi Cazzullo, 1980). In A., tali disturbi compaiono come problemi di equilibrio che ostacolano la posizione statica e la camminata, difficoltà nell'eseguire semplici atti motori (saltelli, corsa, salire e scendere le scale) a causa di un'ipotonia muscolare diffusa e di lassità articolare; la mano presenta incoordinazione e tremore incontrollato. Sono presenti disturbi del linguaggio (disartria), con eloquio rallentato e scandito. Inoltre il bambino mostra evidenti aspetti di ansia e depressone e presenta uno stato di perenne affaticamento e di stanchezza. Durante un colloquio A. mi riferì la sua convinzione di dover morire presto, come un suo lontano cugino, poichè aveva effettuato molte visite ed esami specialistici, anche fastidiosi, che lo avevano sconcertato e confuso. Nessuno gli aveva mai spiegato il perchè di tutte quelle visite, nè parlato della malattia che lo aveva colpito. Il Quoziente Intellettivo totale risultò 82; pare, anche se non è ancora stato accertato con sicurezza, che la sindrome sia a carattere familiare evolutiva: in questo caso la prognosi sarebbe nettamente sfavorevole. Inoltre il neuropsichiatra sostiene che tale malattia, poichè si è manifestata a quell'età, non potrà comunque avere una prognosi favorevole o di arresto; la condizione di atassia spinocerebellare è lentamente ingravescente in tutti i suoi aspetti.
A questo punto la famiglia e la scuola si prodigarono nel cercare di mantenere le capacità esistenti e di supportare le deficienze in ogni modo. Venne innanzi tutto presentata una richiesta per ottenere un'insegnante di sostegno per il successivo anno scolastico, cioè l'attuale 1994/95, per elaborare con le insegnanti di classe sottopercorsi più facilmente raggiungibili dal bambino.
La situazione era però già problematica poichè oltre alle difficoltà oggettive ora il bimbo, analizzato, visitato, sballottato da uno studio medico all'altro, appariva distratto, spesso assente, non studiava e non si impegnava più come prima. venne deciso allora di comune accordo con la sottoscritta, poichè operavo già in quella classe come insegnante di sostegno con un'altra alunna e come insegnante di una materia curricolare, di trovare qualche ora per A. . La difficoltà maggiore di A. che venne subito individuata era quella di leggere e soprattutto di scrivere seguendo il ritmo della classe. La situazione andava peggiorando ed A. non era più in grado di seguire normalmente la lezione di lingua. La sua scrittura stava diventando sempre più grande e sempre più incomprensibile a causa del tremore della mano, anche i disegni lo facevano cadere nello sconforto; tracciare una linea dritta si rivelava un compito impossibile. Il bambino inoltre voleva svolgere tutti i compiti che i compagni eseguivano e che anche lui era riuscito a fare fino a poco tempo prima, rifiutandosi di eseguire attività diverse da quelle della classe. Bisognava perciò risolvere o almeno arginare il problema della scrittura. La sottoscritta, d'accordo con l'insegnante di matematica e con l'approvazione del neuropsichiatra , decise allora di introdurre in classe un vecchio ma ancora funzionante computer, di mia proprietà, che ora ho ceduto alla scuola. La stampante, indispensabile complemento, fu acquistata con i proventi di una festa della scuola che organizzammo per reperire i fondi necessari. Tali strumenti avrebbero avuto il compito di supportare A. in ogni momento in cui ci fosse stata necessità di scrivere, disegnare o eseguire operazioni matematiche, attraverso l'utilizzo di alcuni programmi. I programmi da utilizzare mi furono regalati da due gentilissime persone, un professore di scuola media e un preside, con l'hobby della programmazione.
Occorreva però un buon motivo per presentare in classe tale strumento che attivasse l'interesse di tutti gli alunni e che fosse utilizzabile da tutti, per evitare, almeno inizialmente, che lo utilizzasse solo A. e che quindi si percepisse "diverso". L'occasione fu data dall'insegnamento di alcuni concetti geometrici che tutta la classe doveva apprendere; così tutti gli alunni si trovarono a "giocare" con il LOGO. Il nome logo deriva dal greco "logos" e signiofica "parola". Il logo è un linguaggio creato nel 1968 da Wallace Feurzig e Seymour Papert: è stato sviluppato presso il Laboratorio di Intelligenza Artificiale del MIT (Massachussets Institute of Tecnology). Logo è stato creato per costruire un ambiente per l'apprendimento: è l'unico linguaggio associato ad una filosofia dell'educazione che si è sviluppato durante gli anni '60. Deriva in parte da studi che si rifanno alle teorie di Jean Piaget, con cui Papert collaborò, sullo sviluppo del pensiero operatorio nel bambino. Papert però non è convinto che la cronologia delle fasi evolutive sia rigida e non accellerabile; giunge anzi a postulare che l'uso del computer possa ridurre i tempi entro i quali il bambino perviene all'astrazione, cioè alla conquista del pensiero logico - deduttivo (P. Lollini 1985). Logo è il primo linguaggio non legato al discorso commerciale ed industriale; Papert afferma che utilizzando il linguaggio Logo il bambino può acquisire una notevole padronanza del mezzo e stabilire contatti con alcune delle idee più significative della scienza, della matematica, dell'arte di costruire modelli concettuali. Questo linguaggio permette al bambino di agire in situazioni aperte, di mettere in relazione i suoi movimenti ed il mondo delle azioni e dei rapporti oggettuali con la rappresentazione iconico e simbolica. La parte più nota del Logo e quella utilizzata da noi insegnanti è la grafica della Tartaruga: un triangolino che si muove sullo schermo rispondendo a precisi comandi e lasciando le tracce del suo cammino. I comandi le giungono attraverso la tastiera del computer: la sintassi dei comandi, le loro combinazioni, la costruzione di procedure esecutive conducono il bambino attraverso vari tipi di elaborazione sempre più complesse. I concetti geometrici che presentammo alla classe riguardavano i seguenti obiettivi didattici generali:
- riconoscere, descrivere e costruire i principali enti geometrici,
- individuare e rappresentare spostamenti nel piano e nello spazio.
In particolare furono presi in considerazione i seguenti obiettivi didattici specifici :
- conoscenza delle coordinate cartesiane e dei percorsi su reticolo;
- costruzione di figure simmetriche;
- realizzazione di traslazioni;
- costruzione di figure geometriche piane;
- classificazione delle figure in poligoni e non poligoni;
- disegno e classificazione dei vari tipi di rette;
- acquisizione del concetto di angolo sia dal punto di vista dinamico (angolo come rotazione) sia dal punto di vista statico ( angolo come risultato di rette incidenti);
- ingrandimento e rimpicciolimento di figure;
- individuazione del perimetro delle principali figure geometriche.
Per permettere l'apprendimento di queste conoscenze mtematiche fu dapprima privilegiato l'approccio psicomotorio, che coinvolse tutta la classe. Gli alunni furono messi in condizione di utilizzare diversi materiali, comuni e strutturati.
Ogni strumento venne poi elaborato attraverso l'apprendimento e l'utilizzo dei comandi specifici del linguaggio Logo. La solida preparazione all'utilizzo dei suddetti concetti acquisita a livello psicomotorio, consentì di passare facilmente all'elaborazione senza ulteriori difficoltà. Gli alunni vennero infine guidati alla rappresentazione grafica delle situazioni, dei procedimenti e delle conclusioni. L'introduzione dell'uso del computer fu per i bambini una piacevole novità: la presentazione iniziale venne fatta sotto forma di favola (ora la "fatina" farà un incantesimo e trasformerà tutti i bambini in "tartarughe" ) attivando subito il loro interesse.
Dopo aver inizialmente acquisito i primi comandi per far muovere la tartaruga sullo schermo, prendendo confidenza con la tastiera, gli alunni lavorarono per circa tre mesi, per due ore alla settimana con il Logo. Le verifiche in itinere e finali dimostrarono che tutti gli alunni, indistintamente, avevano acquisito con sicurezza gli obiettivi proposti. L'importanza di queste attività, oltre a quella di acquisire i vari concetti geometrici, si rivelò nella possibilità per A. di prendere confidenza con uno strumento nuovo in un contesto non ansiogeno ma quasi di gioco insieme ai propri compagni. Il secondo passo, l'utilizzo del computer all'interno delle lezioni di lingua, eliminando la faticosa carta e matita, fu attuato senza difficoltà. La confidenza con il mezzo ormai acquisita, la possibilità di utilizzo aperta a tutti gli alunni, fece accettare senza altri problemi la nuova modalità di scrittura ad A., il quale ovviamente aveva la priorità di utilizzo rispetto ai compagni. La famiglia da parte sua, visto l'entusiasmo del bambino verso il computer, non esitò a regalargliene uno per casa in occasione dell'imminente compleanno. Essendo ormai alla fine dell'anno scolastico (l'esperienza era cominciata durante il secondo quadrimestre) l'utilizzo del computer fu limitato all'uso del linguaggio Logo in geometria e alla produzione di testi. Durante questo anno scolastico abbiamo previsto l'utilizzo di altri programmi riguardanti le varie materie curricolari che hanno permesso ad A. di seguire in modo più agevole le lezioni evitando il dispendio di energie per cercare di scrivere correttamente, incanalandole invece per facilitare il processo cognitivo. Questa prima esperienza è sfociata poi nell'acquisizione di un secondo computer ed in un breve corso di utilizzo del computer alle colleghe le quali sono state quindi in grado di proporre alcune unità di lavoro ai loro alunni, sia in difficoltà che normodotati. Vi è stato dunque un maggior interesse per questa nuova tecnologia ed il suo inserimento nell'attività didattica che ha spinto alcune insegnanti a cercare nuove informazioni presso istituti quali il CNR di Genova o l'Ausilioteca e l'ASPHI di Bologna, che da tempo studiano, raccolgono e diffondono i materiali e le più significative esperienze.
In conclusione: se la grave malattia di cui è affetto A. dovesse peggiorare, tanto da togliergli, oltre al controllo dei movimenti, anche la possibilità di espressione verbale, forse il computer potrà essere un valido ausilio per continuare a rapportarsi con il mondo esterno.
BIBLIOGRAFIA
A. GUARESCHI CAZZULLO. Lezioni di neurpsichiatria infantile, 1980. ed. Cortina Mi
P. LOLLINI. Didattica e computer, 1985 ed. La Scuola
SEYMOUR PAPERT. Mindstorms: bambini, computer e creatività, 1980 ed. Emme
P. BOSCOLO .Psicologia dell'apprendimento scolastico, 1986 ed. Utet Torino