LA RELAZIONE EMOZIONALE DAL VISSUTO PSICOMOTORIO ALL'AGITO CON LA MACCHINA
Tdr Psicomotricista Bindellini Lucia
Uonpi - Ussl 19 Presidio di Orzinuovi
INTRODUZIONE
Essere alla vigilia del 2000 e continuare ad ignorare il campo delle nuove tecnologie significa non riconoscere che viviamo in una realtà informatizzata con la quale quotidianamente siamo chiamati ad interagire . Come queste nuove tecnologie possano interessare ad una psicomotricista che si occupa prevalentemente di corpo e mente, mi sembra un interrogativo legittimo. Considerare la psicomotricità come un intervento che permette all'individuo anche di trovare il giusto equilibrio tra se stesso e l'ambiente in cui è inserito, fa emergere la necessità oltre che di una buona conoscenza di sé, di una adeguata esplorazione ambientale. Ed è solo guardandosi intorno che scopriamo come la nostra realtà sia circondata da diversi strumenti tra cui quelli informatici. Un altro aspetto dell'intervento psicomotorio da tenere in considerazione è la relazione. La psicomotricità è una relazione a mediazione corporea, dove in alcuni casi, l'uso dell'oggetto può facilitare la relazione e renderla più ricca simbolicamente. Ciò significa mettere al primo posto lo strumento psicomotorio per eccellenza, IL CORPO, e porlo in relazione con gli altri e con gli oggetti.
Il bambino impara a conoscere prima di tutto se stesso, le sue capacità e le sue funzioni, (IO-CORPO) ed esplorandosi prova piacere, questo piacere lo rivolge agli oggetti (CORPO-OGGETTO) che carica di affetto, di simbolismo e che gli causano risposte motorie permettendogli di interagire con l'altro (IO-ALTRO). La relazione che si instaura è basata sullo scambio tonico, emotivo e strumentale (IO-OGGETTO-ALTRO). Nella stanza di psicomotricità tutto può essere usato come strumento di scambio primo per eccellenza "il corpo" il più particolare fra tutti "il computer".
Il mio essere psicomotricista e l'esperienza avuta con i bambini disabili al computer, mi ha portato ad alcune riflessioni:
La relazione emozionale
La relazione è in psicomotricità l'elemento essenziale di ogni azione, è l'espressione massima che il corpo può esprimere. Durante l'intervento psicomotorio si costruisce una relazione fra bambino e terapeuta che è ricca di emotività, ed è caratterizzata da un alternarsi di emozioni (ansia, paura, stupore, gioia, collera,...). L'uso dei diversi strumenti può far sorgere al bambino molteplici emozioni, e solo a questo punto diventa centrale la nostra capacità di capire il bambino e, dove serve, mediare il rapporto con l'oggetto. Dalla qualita' della relazione che ha l'operatore con gli oggetti, dipenderà l'approccio del bambino.
Questo a mio avviso vale anche nell'approccio al computer: l'investimento emotivo che un bambino può avere per questo strumento è simile ad altri, sta nell'operatore agire in modo adeguato per mediare questo particolare rapporto.
Solo così l'oggetto può "caricarsi" di un significato affettivo che dia al bambino la spinta ad apprendere.
DAL VISSUTO ALLA "MACCHINA"
L'agito del bambino avviene inevitabilmente in uno spazio sia esso grafico, motorio o virtuale (P.C.), secondo Penge "...l'ambiente virtuale è dotato di leggi in cui il bambino può proiettare il proprio io simbolico..." : io credo che in riabilitazione lo spazio terapeutico sia un ambiente artificiale dove il bambino può far agire il proprio io. Passare dal vissuto psicomotorio all'agito con il P.C. è stato per alcuni bambini che ho in carico un "gioco" estremamente carico di affetto. La possibilità' del computer di essere esplorato e manipolato ha dato l'opportunità di consolidare e rivivere l'esperienza psicomotoria in stanza in un'altra dimensione. In questo modo il P.C. diventa un luogo dove spazio e tempo non sono quelli della realtà, ma il bambino può da lui apprendere l'importanza della sequenzialità delle azioni, può sperimentare virtualmente lo spazio, può progettare le azioni, creare, organizzare,...ma soprattutto può rendere la macchina funzionale al "suo" desiderio.
In questa linea sono gli esempi qui di seguito; bambini in trattamento psicomotorio che per realizzare il loro desiderio hanno fatto un percorso riabilitativo in cui era previsto lo strumento informatico.
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DESIDERIO |
PERCORSO |
STRUMENTO |
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la "sua patente" (bambino con problemi motori sia livello globale che fine) |
il "suo" percorso
lavoro da eseguire in due parti : grafica e testo - esecuzione del lavoro dando principalmente comandi verbali |
- software di disegno di semplice utilizzo (Pitagora)
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la "sua" storia" (bambino con problemi di tipo prassico) |
stanza: storia, preparazione del materiale, drammatizzazione , foto, lettura delle immagini e abbinamento al testo
stanza trascrizione grafica riproduzione al computer e verifica |
- software di videoscrittura per bambini (WPK) - gioco che permette la realizzazione di percorsi a ostacoli (Sokoban) |
CONCLUSIONI
Diventa perciò importante non tanto lo strumento informatico di per sè, quanto utilizzare uno strumento che permette al bambino una realizzazione di sè: la nostra attenzione sarà non tanto rivolta a quale tipo di hardware o software usare, ma a sviluppare un momento progettuale in cui si curino maggiormente questi aspetti :
1. La disponibilità dell'operatore di mettersi in gioco in prima persona,
solo essendo padroni di uno strumento lo si può far conoscere agli
altri.
2. L'attenzione a come il bambino investe l'oggetto a livello emotivo,
infatti il primo approccio con la macchina diventa fondamentale per
instaurare una relazione positiva.
3. La consapevolezza che il P.C. può essere efficace all'interno della
mia programmazione solo se lo considero come uno dei tanti
strumenti e non come un "magico" risolutore di problemi.