DISAGIO E P.C. :UN’ESPERIENZA DI LABORATORIO

Insegnante A. Santini

Scuola Elementare Sospiro (Cr)

 

Introduzione

Nella relazione precedente esposta dalla collega Frittoli Simona ci siamo occupate di Federica, in modo specifico e particolareggiato ,perchè, probabilmente ,è il caso più eclatante, ma, nella nostra realtà scolastica, esistono altri casi di alunni portatori di handicap, e, accanto a loro, vi è un gruppo di bambini che manifestano disagi di tipo

relazionale, a causa della situazione socio-culturale particolarmente deprivata in cui vivono.

Dal momento che l’insegnante di sostegno assegnata al plesso scolastico di Sospiro era la medesima per tutti questi casi,si è pensato di allargare l’esperienza dell’introduzione del computer nella didattica, anche a loro.

Già da alcuni anni il Collegio dei docenti del Circolo Didattico di Sospiro aveva deliberato di utilizzare la risorsa sostegno, non in senso tradizionale, ma per attivare e gestire laboratori didattici (uno di logica ed uno di comunicazione ) nei quali potessero accedere gruppi di alunni, con abilità, competenze ed interessi diversi.

Tale modo di gestire le attività di sostegno intese come esperienze di recupero, consolidamento e sviluppo, avrebbe potuto dilatare i tempi e le opportunità di apprendimento, non soltanto degli alunni portatori di handicap, ma anche di quelli non certificati.

L’esperienza del laboratorio, inoltre, avrebbe permesso una maggiore differenziazione degli interventi didattici dal punto di vista metodologico.

Per certi aspetti, nell’utilizzo dell’insegnante di sostegno, potevamo quindi definirci innovativi, rispetto ad altre realtà presenti nel territorio, per altri versi, però, il progetto che si era strutturato, forse ambizioso ,si scontrava con le difficoltà a reperire mediatori didattici realmente alternativi a quelli tradizionali.

Tra i possibili mediatori didattici da considerarsi innovativi abbiamo scelto il P.C.

Il desiderio di offrire a questi alunni l’opportunità di iniziare un’esperienza del genere ha fatto sì che riuscissimo a superare l’ostacolo maggiore, cioè la mancanza di fondi per l’acquisto dei computer.

Siamo riuscite ad ottenere, infatti, a condizioni economiche estremamente vantaggiose, tre elaboratori e tre stampanti; per il mercato queste macchine sono ritenute ormai obsolete, sono dei 286,al contrario, per la nostra scuola, potevano costituire un prezioso supporto che ci consentiva di attuare il nostro progetto.

Analisi dei casi

L’esperienza era al suo primo avvio, dunque,anche le insegnanti avrebbero dovuto acquisire, col tempo, competenze, sia nella strutturazione di unità di lavoro, sia nella gestione dei gruppi. Si è pensato, perciò,contrariamente a quanto avvenuto negli anni precedenti, di non allargare l’esperienza del laboratorio a tutti gli alunni della scuola, ma di privilegiare un gruppo di bambini che, per problematiche personali, ci sembrava avesse maggiori bisogni educativi rispetto agli altri .

Per la presentazione dei casi si utilizzano i dati ricavati dalle certificazioni rilasciate dagli operatori specialisti delle equipes delle USSL competenti per territorio.

Soggetto con certificazione di particolare gravità,con disturbi di tipo psicotico.

L’alunna dimostra di avere difficoltà di ordine logico, nella lettura e nella scrittura.

E’ poco motivata ad apprendere, necessita di continue stimolazioni e ricerca di strategie metodologiche che riescano a "catturare "la sua attenzione.

Insufficiente mentale, al limite della norma,vive in un contesto ambientale sia socialmente che culturalmente deprivato.

E. si sottovaluta e si sente poco valorizzata nel gruppo classe ; per tale motivo non partecipa mai spontaneamente alle attività collettive.

Necessita di continue stimolazioni e gratificazioni.

Dimostra di possedere, inoltre, scarse capacità di concentrazione che sembrano migliorare se l’apprendimento è sostenuto da sussidi audiovisivi.

Presenta disturbi nello sviluppo e nella recezione del linguaggio; il suo livello intellettivo è al limite della norma. Il soggetto vive in famiglia multiproblematica.

La relazione verbale è assai difficoltosa, per lo scarso uso che l’alunno fa del linguaggio.

Non è certificata, ma essendo gemella dell’alunna sopra menzionata, manifesta, se pur in modo meno evidente, gli stessi problemi della sorella.

E’ più aperta e disponibile al dialogo rispetto alla gemella, ma è meno motivata ad apprendere.

E’ in attesa di certificazione, è fratello di E.S. di classe V.

Presenta carenze di ordine cognitivo e disturbi relazionali.

E’ poco motivato agli apprendimenti di tipo logico-formale,è dotato di limitate capacità di attenzione e concentrazione; è estremamente legato alla concretezza.

E’ un bambino extracomunitario, inserito per quattro ore settimanali nel laboratorio di comunicazione, allo scopo di favorire e migliorare l’acquisizione strumentale della lingua italiana.

Si è ritenuto, inoltre, che gli stimoli offerti dagli strumenti multimediali potessero offrirgli un valido aiuto per esprimersi con codici alternativi al linguaggio verbale.

 

Le finalità del lavoro

Pur nella diversità, in tutti i soggetti era presente una scarsa fiducia in sè, nelle proprie potenzialità e capacità; tale svalutazione si rendeva ancor più evidente all’interno del gruppo classe.

Questi alunni, confrontandosi con gli altri, si percepivano incapaci di affrontare le proposte didattiche fatte loro dagli insegnanti; per tali motivi si sentivano inadeguati di al compito e ai compagni.

In alcune occasioni si assisteva ad episodi di aggressività; gli atteggiamenti violenti assunti dagli alunni in difficoltà servivano loro per rivendicare la propria identità all’interno del gruppo, utilizzando, forse, l’unico canale che li rendeva in grado di competere con gli altri: la forza fisica.

Il livello di attenzione e di concentrazione, nonchè la motivazione all’apprendimento, già di per sè limitati, andavano, via via, diminuendo.

Il computer, a nostro avviso, poteva creare situazioni di apprendimento in grado di ridurre al minimo i rischi di blocco cognitivo, provocato da problemi di tipo emotivo o affettivo-relazionali con le insegnanti.

Infatti, la macchina, a differenza dell’adulto, non grida, non si lamenta, non punisce in caso di errore.

Il linguaggio dell’elaboratore, inoltre, permette all’alunno di procedere anche per prove ed errori, in questo modo lo scolaro impara a convivere con l’errore e ad accettarlo come strumento utile per ricercare e scoprire in modo creativo e non come frustrazione.

Con il pacchetto di software che avevamo a disposizione avremmo cercato di far trovare e far provare a questi bambini il gusto di apprendere, facendo leva sulla curiosità, la novità, la sorpresa, il divertimento, l’esercizio motorio, tentando di abbattere il più possibile i livelli di ansia e aumentando quelli di attenzione.

Per avvicinarsi ai contenuti dell’apprendimento, volevamo trovare modalità e strategie didattiche diverse, meno simboliche e più aderenti alla realtà, alternative alle strategie tradizionali che, per ragioni diverse, avevano rappresentato per gli alunni motivo di sconfitta, delusione e di emarginazione all’interno del gruppo classe.

Con queste innovazioni ,non abbiamo inteso comunque abbandonare la proposta di esperienze pratiche manipolatorie, fondamentale per tutti i bambini e per questi in particolare, ma affiancare a tale tipo di esperienze, esperienze scolastiche di tipo alternativo, fondate sui linguaggi multimediali e sull’interattività.

La metodologia privilegiata, per la conduzione dell’attività, è stata quella dei lavori per gruppi; tale forma di organizzazione ci ha permesso di :

Il lavoro svolto

Al momento della presentazione del nuovo tipo di attività che sarebbe stata svolta durante le ore di laboratorio, gli alunni interessati, hanno manifestato, contrariamente alle nostre aspettative, diffidenza nei confronti del computer.

Si ritenevano, a priori, incapaci di utilizzarlo; vedevano tale strumento come una delle prerogative del mondo degli adulti; il disagio era provocato dalla paura che le richieste fossero troppo elevate rispetto alle loro competenze e che, quindi, essi potessero subire un’ennesima frustrazione.

Tuttavia, avendo a disposizione dei software che si presentavano come mondi di immagini colorate, che presentavano i compiti in modo divertente e giocoso, siamo riuscite a stimolare negli alunni la curiosità e il desiderio di mettersi alla prova.

In questa prima fase di familiarizzazione con il P.C. e il software, è stato determinante il ruolo giocato dalle insegnanti che, mettendosi alla pari con i bambini, hanno dimostrato agli scolari come fosse divertente usare un elaboratore e come fosse facile sbagliare ma, allo stesso tempo, potervi porre rimedio.

L’insegnante che sbaglia suscita, infatti, ilarità negli alunni e la fa scendere da quella sorta di "piedestallo" sul quale solitamente si colloca o viene collocata dall’immmaginario.

Quindi, l’obiettivo della nostra proposta didattica era riuscire a far ridere i bambini dei propri errori, vivendoli come fase di passaggio obbligata per riuscire ad imparare e non come una cosa " cattiva" che si deve evitare a tutti i costi.

Le prime attività di alfabetizzazione informatica che gli alunni hanno svolto sono stati memory e puzzle poichè ci sembrava si potessero prestare maggiormente ad un approccio sereno al mondo dei P.C.. Tali software posseggono, infatti, una grafica ad efficace impatto visivo, sono vissuti come un gioco, pur permettendo di conseguire obiettivi di sviluppo riguardo alle capacità di memorizzazione,di attenzione e di coordinazione oculo-manuale.

Il passaggio successivo è stato proporre programmi di videoscrittura, con i quali gli alunni potessero scrivere testi, frasi o parole, variando il formato delle lettere.

Scrivere con il computer, senza aver memorizzato la disposizione delle lettere sulla tastiera, obbliga l’alunno a ricercarle con attenzione,a giustapporle in ordine logico, permettendogli di riflettere in tal modo sulle difficoltà ortografiche presenti nei fonemi.

Tali strumenti hanno consentito agli alunni di produrre elaborati corretti ortograficamente, scritti con grafia comprensibile a tutti , per alcuni di loro la calligrafia costituiva un grosso problema , e ordinati da un punto di vista spaziale.

Queste loro competenze, seppur minime, sono state sfruttate dalle insegnanti , consentendo agli alunni frequentanti il laboratorio, di poter superare stati di ansia creati da situazioni di perenne inferiorità nei confronti dei compagni.

Sono riusciti, ad esempio, a progettare e realizzare un volantino che divulgasse alcune notizie relative ad un progetto di educazione ambientale sul riciclaggio dei rifiuti.

Nel campo logico-matematico sono stati utilizzati programmi in cui gli alunni erano costantemente spronati, in una gara contro se stessi, alla ricerca di un miglioramento dei livelli delle proprie prestazioni logiche e di calcolo.

Il superamento di una fase di gioco,permetteva agli scolari di accedere a fasi successive che richiedevano capacità e competenze più elevate.

In particolare,il software Sokoban ha stimolato la ricerca di strategie di risoluzioni logiche che nessun insegnante pensava fossero in grado di attivare.

Anche le insegnanti stesse avevano maturato negli anni la convinzione che le capacità logiche dei loro alunni fossero scarse, infondendo così nei bambini sfiducia

Conclusioni

Durante queste attività è sicuramente aumentata, in tutti gli alunni presenti nel gruppo, la voglia di fare, la fiducia nei propri mezzi e la stima di sè.

Anche i tempi di attenzione e di concentrazione si sono fatti più consistenti.

La cosidetta " mancanza di logica " che è sempre stata attribuita ai soggetti in difficoltà, probabilmente, è da riesaminare in termine di resistenza interiore e di relazionalità disturbata con l’adulto.

Sicuramente tali bambini, posti di fronte al computer, hanno dimostrato di avere qualche chance in più rispetto a quelle che la scuola tradizionale e la vita di tutti i giorni offrono loro.

In queste esperienze, che abbiamo condiviso con mille dubbi e perplessità, oltre che la nostra reciproca stima personale e professionale, ci hanno sostenuto l’incontro con le terapiste di Orzinuovi, che con i loro consigli sono state un incentivo per continuare nel nostro lavoro; il nostro Direttore Didattico dott.Piergiorgio Poli, che ha creduto nella fattibilità e validità del progetto e ci ha aiutate nella stesura narrativa delle nostre esperienze; le persone che abbiamo coinvolto, loro malgrado, per riuscire a capire questa macchina così curiosa e, per questo, affascinante.