IL COMPUTER IN CLASSE 1°: MAESTRI E BAMBINI PARTONO DA ZERO

Insegnante S. Frittoli

Scuola Elementare - Sospiro (Cr)

Introduzione.

Nella primavera dello scorso anno ci siamo trovate, all’interno del modulo, a dover progettare l'inserimento in classe prima, per l'anno 1994/1995, di una bambina portatrice di handicap grave.

Dalle informazioni sul caso ricevute dalle colleghe della scuola materna e sulla base delle osservazioni operate direttamente durante le attività didattiche inserite nel progetto continuità scuola materna-scuola elementare, ci siamo rese subito conto che Federica, a causa del gravissimo handicap di cui è portatrice, non sarebbe mai riuscita ad utilizzare i mediatori didattici tradizionali, infatti, l’abilità motoria fine, già gravemente compromessa ,si sarebbe ulteriormente ridotta.

Per tale motivo, ci siamo rese conto che avremmo dovuto reperire sussidi didattici alternativi che permettessero a Federica di acquisire significative conquiste sul piano degli apprendimenti.

Anche se nel nostro circolo didattico non era ancora stata avviata alcuna innovazione metodologico-didattica con tecnologie avanzate, eravamo a conoscenza, attraverso la lettura specializzata, di esperienze didattiche condotte con l’ausilio di materiali informatici. Il racconto di tali esperienze sembrava dimostrare che i sussidi di tipo, informatico potevano sviluppare l'autonomia dei soggetti portatori di handicap e riuscivano, spesso, a colmare o, comunque, a ridurre le disabilità. Eravamo consapevoli, anche, che nessuna innovazione tecnologica adottata avrebbe potuto, nè dovuto sostituirsi alle insegnanti e, neppure, sarebbe riuscita da sola a colmare tutti i bisogni in termini di autonomia fisica personale e di apprendimento di Federica.

E’ infatti vero che, come recitano i Programmi per la scuola elementare del 1985, il computer "....è diventato uno strumento importante nella società contemporanea e non può, quindi, essere ignorato ma, nello stesso tempo, sarà opportuno evitare infatuazioni, considerando che nessuno strumento, per quanto tecnologicamente sofisticato può avere da solo effetti risolutivi".

Ma allora come fare? Da dove partire se nessuna di noi, all'interno del modulo, era competente? Come gestire un lavoro con i bambini senza solidi pre-requisiti di base?

Forti della convinzione che una scuola che si rinnova è una scuola aperta che si muove in una prospettiva di autonomia, in grado di esprimere vivaci attitudini operative e programmatorie, dimostrando di essere capace di creare nuovi orizzonti culturali e formativi, abbiamo deciso di buttarci nell’ avventura.

Del resto introdurre l'informatica nella scuola significava, per noi insegnanti, abbandonare il tradizionale atteggiamento "cattedratico" per, metterci "alla pari" con i bambini; ciò per imparare, come fanno loro, dall'errore, per crescere in termini di competenza insieme a loro.

In altre parole, significava "partire da zero".

Era sufficiente ,quindi, dal momento che eravamo spinte dalla voglia di "giocarci", imparare quelle nozioni minime che ci avrebbero permesso, all'interno del gioco, di mantenere il ruolo di conduttori, senza per questo dover diventare nè programmatori ,nè esperti di informatica.

Nel nostro team docente, l'insegnante di sostegno e l'insegnante di matematica, per attitudini personali e per il ruolo che rivestono all’interno del modulo, si sono sentite chiamate in prima persona ad iniziare questa " sperimentazione".

L'ESPERIENZA IN CLASSE

Federica, che è inserita in una classe di 12 alunni, è affetta da encefalopatia neuroassonale progressiva con paraparesi spastica.

Nonostante avessimo individuato nell'introduzione del P.C. una valida risorsa ,pensare di farle utilizzare una normale tastiera o un mouse, ci sembrava per lei, a causa delle sue difficoltà motorie, molto difficile. La scuola perciò si è dotata di una tastiera con caratteristiche particolari idonee alle sue capacità motorie residuali.

Tale tastiera è costituita da una tavoletta tattile ,dotata di 6 schede intercambiabili; una di esse rappresenta la comune griglia dei tasti tradizionali, le altre presentano in modo semplificato i più comuni comandi di un personal computer: le frecce direzionali, tasti funzione, solo le lettere, solo i numeri,.....

La grafica di queste schede utilizza caratteri e simboli di grandi dimensioni e colori contrastanti; ciò permette all’alunna di focalizzare la sua attenzione soltanto sui tasti che permettono al software di operare.

La tastiera e' inoltre fornita di un supporto metallico che permette di variarne la inclinazione.

Il collegamento della tastiera tattile al computer, non inibisce l’attivazione contemporanea della tastiera tradizionale; ciò permette all'insegnante di interagire con il computer e di correggere, eventualmente, gli errori commessi dall'alunna.

Anche se auspicavamo che il computer diventasse per Federica, in un futuro prossimo, il mediatore didattico privilegiato, inteso come sostituzione dei tradizionali strumenti per leggere e disegnare, non potevamo rischiare che forse utilizzato soltanto da lei, correndo il pericolo di farla diventare ancor più diversa rispetto ai coetanei, di conseguenza emarginarla dal gruppo classe.

La progettazione riguardo all’utilizzo del computer è stata quindi strutturata in modo che per alcuni momenti della giornata scolastica Federica utilizzasse in modo esclusivo tale sussidio; in altri momenti, invece, si è cercato di provvedere all’alfabetizzazione informatica di tutti gli altri alunni della classe suddividendoli per piccoli gruppi sfruttando il laboratorio "Tartaruga".

Gli interventi didattici organizzati per piccoli gruppi, non hanno avuto carattere episodico, ma sistematico, anche se per brevi unità didattiche settimanali, utilizzando le ore di compresenza dell'insegnante di sostegno e dell'insegnante di matematica.

Federica, invece, lavora quasi quotidianamente, per brevi unità di tempo, ogni volta che una delle suddette insegnanti è presente nella classe.

Non appena i nostri alunni si sono resi conto che quella macchina, spesso catalizzatrice della loro attenzione ,non era stata collocata in classe soltanto per Federica, ma avrebbe potuto essere utilizzata anche da loro, si sono sentiti subito "grandi e privilegiati". Ed è stato proprio questo desiderio di provare ad usare il computer, il primo ostacolo, anche se non certamente in ordine di importanza, che abbiamo dovuto superare.

Alcuni bambini, infatti, si dichiaravano esperti di video games e, quindi, snobbavano molto la macchina, perchè non la ritenevano una novità; altri erano spaventati, perchè non si sentivano in grado di usarla; altri ancora ,invece, non volevano "giocare ", ma "lavorare " perchè erano in prima .

Nonostante questa variegata situazione di partenza, abbiamo comunque impostato la attività educativa di familiarizzazione con lo strumento informatico utilizzando semplici software di orientamento spaziale, di potenziamento della memoria, sequenze logiche, ricomposizione di figure, giochi matematici .....

Parallelamente per Federica, oltre alle stesse proposte didattiche rivolte ai compagni,a cui lei partecipa, naturalmente con il sostegno di un'insegnante, abbiamo progettato uno specifico percorso di apprendimento strutturato secondo il seguente diagramma di flusso:

Tale itinerario esperienziale è utile per far prendere coscienza all’alunna della posizione di un oggetto nello spazio rispetto al proprio sè corporeo.

Queste esperienze sono state, inoltre, molto utili per far comprendere a Federica la differenza esistente tra il linguaggio utilizzato per compiere gli spostamenti sul piano dello spazio fisico e quello utiliazzato per gli spostamenti sul piano dello spazio "video".

E i risultati?

Credere che tutto ciò che con fatica è stato progettato, sia stato acquisito e consolidato sarebbe eccessivamente ambiziosa da parte nostra, così come il ritenere che l'integrazione di un soggetto portatore di handicap si possa risolvere semplicemente con l'introduzione nella quotidianità scolastica di un sussidio didattico quale è il P.C.

Siamo comunque convinte che l'esperienza abbia arricchito tutti i suoi protagonisti.

A Federica ha fornito maggiori opportunità:

poter eseguire attività simili ai compagni, lavorando in gruppo;

Ai compagni di classe di Federica siamo riusciti a far interiorizzare che con il computer, a scuola, si può sì giocare ,ma anche scrivere, contare, disegnare, inventare, creare.

Abbiamo constatato in tutti gli alunni una forte propensione per gli strumenti informatici; essi, infatti, sono privi delle nostre inibizioni e delle nostre paure; inoltre, riescono ad apprendere con una velocità sorprendente.

Abbiamo potuto, inoltre, verificare un potenziamento della loro coordinazione oculo-manuale , sia nello sviluppo della motricità fine che nella affermazione della lateralità.

Ci è parso, infine, che si siano attenuate le disparità di partenza che avevamo rilevato, tra i bambini che già sapevano leggere e quelli che ancora non erano in grado di farlo, dal momento che tutti di fronte al computer, possedevano le stesse abilità.

Anche gli alunni più fragili dal punto di vista emotivo, sono riusciti a vivere positivamente l'errore poichè sul video esso è più facilmente gestibile e..........non lascia tracce.

A noi insegnanti, l’utilizzo del personal computer ha fornito il segnale che la strada intrapresa è quella giusta ,anche se ancora tutta in salita!!!!!!!!!!!