"Io sono Willy il Coyote": il corpo e il computer STRUMENTI PER GIOCARE CON LA FANTASIA
Tdr Psicomotricista L. Bindellini
Npi - Polo di Orzinuovi - Ussl 19
Ritengo che la psicomotricità sia una mentalità, ovvero un modo di pensare, di proporsi al bambino attraverso un approccio corporeo che, tenendo conto delle capacità e potenzialità dell'individuo e al fine di favorire un adeguato sviluppo armonico, proponga azioni significative. Pertanto la relazione che si viene a creare tra bambino e terapeuta diventa l'elemento essenziale di ogni azione a prescindere dallo strumento utilizzato.
Nella relazione terapeutica il gioco, con o senza oggetto, è il mezzo più esplicito tra i desideri inconsci del bambino e la loro espressione ludica, inoltre, la partecipazione attiva del terapeuta rende più concreta la rappresentazione e più facile l'identificazione. Il caso di "Willy" è un esempio concreto di quanto il terapista diventi co-attore delle fantasie giocate del bambino. Infatti il mitico cartone diventa per questo bambino occasione di vivere 90 minuti (2 sedute settimanali) da eroe e regista:
primo attore: Road Runner (o meglio mbeep-mbeep) - il bambino
secondo attore: Willy il Coyote - il terapeuta
In realtà questo bambino quotidianamente è considerato e giudicato come il perdente e umiliato Willy, che sogna di prendere e "mangiare" il velocissimo mbeep-mbeep che pur essendo molto vicino è sempre irraggiungibile.
Tutti noi abbiamo un desiderio più o meno inconscio che un giorno o l'altro sognamo di poter realizzare. Il bambino attraverso il gioco lo esprime e lo realizza, chiede solo che un adulto sia disposto ad ascoltarlo, ad accettarlo, a mettersi in gioco con lui, a canalizzare le sue potenzialità ed energie positive e che risponda in modo adeguato alle sue richieste.
Il P.C. è entrato prepotentemente nella nostra relazione, dimostrandosi uno strumento importante sia nel dare una svolta al gioco terapeutico che nell'offrire un momento nuovo di crescita per il bambino.
La dimostrazione che il gioco in stanza era una reale espressione di un desiderio importante che necessitava il suo soddisfacimento mi è stata confermata in alcune occasioni attraverso l'uso del computer.
Le attività ludiche preferite dal bambino erano fondamentalmente due: la drammatizzazione di un cartone "Willy il Coyote e Road Runner" e la storia di due amici (Io e Lui) vicini di casa, ai quali succedevano varie avventure, ma che alla fine venivano sterminati o da un terremoto o da altre calamità più o meno naturali. Di fronte allo strumento nuovo il bambino non si fa intimidire e al primo approccio con un programma di disegno (© Kid Pix) rappresenta Willy il Coyote. Finalmente qui può agire direttamente, anche in modo drastico e definitivo su quella immagine, manipolandola senza limiti. La grande differenza tra il gioco in stanza e il gioco al computer è data esclusivamente dalla relazione:
* in stanza la relazione è diretta tra terapeuta - bambino,
* al computer la relazione bambino - terapeuta viene mediata dallo strumento computer
Pertanto in stanza non era possibile superare la soglia che garantiva la fiducia terapeutica che si era creata, e il desiderio di prendersi gioco di "Willy" non si realizzava mai fino in fondo. Attraverso il computer invece ciò era diventato possibile e con grande soddisfazione "Road Runner" (il bambino) stava a guardare che "Willy" esplodesse.
In seguito, con un programma che permette l'animazione diretta dei personaggi (© Mon Théatre Magique ) realizzò il suo secondo gioco anticipato nel vissuto in stanza. Una casa, una principessa e un principe in una situazione molto romantica, ma improvvisamente un'aquila sopraggiunge in scena e ........ Con questo gioco il bambino ripropone il nostro gioco terapeutico: una casa, lui, io in una buona relazione, ma che non è facile da reggere, pertanto è meglio che un terremoto, un mago o una valanga distrugga tutto rapidamente.
Ed ora? Attualmente la storia continua, questa relazione tra "Willy" (o il Principe) e questo nuovo strumento di gioco continua, ma non sappiamo dove lo porterà e se potrà ancora aiutarlo a mediare le sue fantasie, per ora è solo possibile dire a cosa è servito.
Tante sono state, a mio avviso le esperienze positive offerte dal P.C.:
* l'opportunità di usare uno strumento "da grandi" (che per un bambino di 8 anni diventa estremamente importante);
* la possibilità di realizzare un prodotto piacevole e bello;
* la possibilità di vedere stampato il proprio lavoro;
* l'occasione di mettere alla prova le proprie capacità e di aumentare i tempi di attenzione e di concentrazione (che per un bambino instabile è molto difficile);
* l'occasione di poter sperimentare la relazione terapista - bambino in modo che i due collaborino alla rappresentazione del gioco;
* l'occasione di vivere, anche solo indirettamente, la fantasia di poter cambiare la realtà;
* l'opportunità di usare uno strumento multimediale che dia "forma" alla fantasia.
Auguro a Willy di diventare presto amico di Road Runner!!!