Stemma del Comune di Orzinuovi
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Pinacoteca civica di Orzinuovi

Lo Stemma di Orzinuovi

StemmaSi sa con assoluta certezza che il nuovo Castello S. Giorgio, detto anche Orci Novi, fin dai primi anni del 1200 ebbe il diritto di fregiarsi di un “suo” proprio stemma, in quanto aveva titolo di “Quadra”, ossia capoluogo di un distretto comprendente tutti i paesi limitrofi che, un tempo, rientravano nel vasto territorio dei De Urceis.

Come “Quadra” era considerato “Comune”, ma non con piena autonomia perché, per il patto stabilito con Brescia nel 1120, il Castello S. Giorgio dipendeva dalla Città.

Come si è visto, da quel patto discendevano diritti e vantaggi (molti), ma anche dei vincoli e delle limitazioni (Orci Novi, per secoli, fu costretto, sostanzialmente, a seguire la politica di parte guelfa adottata da Brescia).

Per il Castello S. Giorgio, o Orci Novi, comune semiautonomo,
la Comunità di Brescia, nominava un Podestà che veniva investito di “lancia e stendardo”, simboli di potere e di autorità. Il podestà poteva essere scelto anche tra i cittadini Orceani e rappresentava il potere politico. In tale veste comandava le milizie e amministrava la giustizia. Abbinava le funzioni attualmente esercitate dal capitano dei carabinieri e dal pretore.

Le funzioni amministrative erano esercitate da quattro consoli, il primo dei quali, detto anche “priore” (non in senso ecclesiastico), rivestiva l’autorità dell’attuale Sindaco; i rimanenti tre erano i più stretti collaboratori del priore o primo console e le loro mansioni e la loro autorità era configurabile a quelle degli attuali assessori. Come Comune, se pur non dotato di piena autonomia, il Castello S.Giorgio aveva diritto a fregiarsi di stemma.

Il più antico, secondo le ricerche effettuate da C.A. Mor, aveva forma ogivale con il campo diviso in due piani: di colore bianco la parte superiore, di colore azzurro la parte inferiore. Il bianco e l’azzurro erano gli stessi colori dello stemma di Brescia. Ciò si spiega con il patto di alleanza del 1120, che legava Orci Novi alla città. La zona bianca è sormontata da un drago alato, di colore verde sul corpo e rosso al petto; la testa è trapassata da una freccia, la cui punta è tinta di rosso sanguigno. Il colore bianco sta a significare amicizia, equità e giustizia, mentre l’azzurro nobiltà, ricchezza, fedeltà e forza.

Il drago ricorda il Santo protettore del nuovo borgo fortificato, S.Giorgio, di cui porta anche il nome.

La scelta del drago è legata indubbiamente alla leggenda che circonda la fama di S.Giorgio, del quale, in verità, si hanno pochissime notizie veramente sicure.

Secondo la tradizione, S.Giorgio era un militare (per altri, invece, un contadino molto coraggioso, fattosi militare perchè disponibile ad aiutare i più deboli), nato in Cappadocia (Asia Minore) verso il 270 dopo Cristo. Venne martirizzato a Lidda, in Palestina, nell’anno 303. Papa Gelasio lo canonizzò nell’anno 494 e ne approvò il culto. Anche il papa S. Gregorio Magno si occupò di questo Santo e compose, in suo onore, una preghiera che si recita ancora oggi nella liturgia dedicata a S.Giorgio. Queste le scarse notizie storiche.

Più nota, invece, e più diffusa, specie tra il popolo, la leggenda della lotta condotta da S. Giorgio contro il drago (altro animale leggendario), riportata da Iacopo da Varagine nella "Legenda Aurea".

Si dice che presso Silene, una località della Libia, esistesse un enorme stagno nel quale dimorava e si nascondeva un drago spaventoso che molestava gli abitanti del luogo. Questi, per tenere quieto il mostro, erano costretti a offrirgli ogni giorno due pecore. Successivamente, il drago non si accontentò più di animali: pretese vittime umane. Un bel giorno la sorte cadde addirittura sulla figlia del Re, Silene, e questa sarebbe caduta sicuramente vittima del drago, se non fosse giunto in tempo proprio il coraggioso milite Giorgio, il quale liberò la figlia del Re dopo aver ucciso il drago con le sue frecce ben mirate. Una di queste, infatti, trapassò da parte a parte le fauci del drago. Il particolare è stato ripreso dall’autore, purtroppo anonimo, del primo stemma di Orci Novi.

Inutile insistere nel ricordare che siamo nel campo della leggenda. E’ importante, tuttavia, rispondere a due quesiti: da dove ci è pervenuta la leggenda, e quale è il suo profondo significato.

Diciamo subito che in Italia è stata portata dai Crociati (secc. XI – XII), essendo stato presentato S. Giorgio come un soldato sempre errante per portare la fede di Cristo e difendere i deboli contro gli oppressori. Il significato della leggenda, di conseguenza, è scontato: il trionfo del bene sul male.

Ci siamo dimenticati di ricordare che gli abitanti di Silene, cominciando dal Re, dopo che S. Giorgio ebbe liberato la città del drago, si convertirono quasi tutti al Cristianesimo. I pochi che rimasero aggrappati al loro paganesimo barbarico, saranno gli stessi che si vendicheranno su S. Giorgio, martirizzandolo. La fama di S. Giorgio, anche se circonfusa di leggenda, trasformerà il Santo in uno tra i più venerati durante tutto il Medioevo, e non a caso venne assunto come protettore da molti castelli o borghi fortificati che andavano moltiplicandosi a dismisura in quell’epoca. Orci Novi conferma la verità di quanto detto sopra.

Lo stemma di Orzinuovi cambierà più volte nel corso dei secoli, verrà modificato in parte seguendo i gusti del tempo; venne mutata la forma dello scudo che da sagomato passò a sannitico e introdotta sopra di esso la corona civico- municipale. Il leggendario drago alato sarà sempre presente, come lo è tuttora nell’attuale stemma.

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